Soldato di Mediolanum

Chissà chi avessero in mente i curatori del Duomo quando, più di un secolo fa, misero sulla sommità di questa Guglia un ufficiale romano. L’elmo privo di pennacchio, il mantello gettato all’indietro per mostrare la corazza, la posa fiera e la destra sembra tenesse una lancia. Posto sul lato Sud, con lo sguardo verso Piazza Fontana, sembra essere una delle tante guardie che circondano la processione della Vergine. Ma stavolta non sembra trattarsi di un santo martire, bensì di un soldato di professione, magari poi convertito. Un po’ come Longino, il centurione la cui lancia trafisse il costato di Cristo, che si trova sul lato opposto, sulla Guglia G7. Questa figura magari vuole ricordare quella Mediolanum capitale dell’Impero Romano. Dapprima capitale degli Insubri, quando Strabone la visitò, al tempo di Augusto, era già un’importante città subalpina. Poi Massimiano, uno degli “imperatori soldati” che nel III secolo governarono l’Impero, ne fece capitale dell’Occidente. Di qui poteva controllare meglio il fronte danubiano e renano, e tenere a bada le scorribande di Burgundi, Goti, Alemanni, Teutoni. A Mediolanum nacque anche un imperatore romano, tale Didio Giuliano, che governò da fine marzo al primo giugno del 193, e che è passato alla storia come l’uomo che comprò all’asta l’Impero Romano. Con la morte di Antonino Pio, infatti, finiva la dinastia antonina e, con essa, un periodo di pace per Roma. Seguì una lotta al potere che mise sul trono Pertinace per meno di tre mesi. Fu fatto fuori dai pretoriani, la guardia personale dell’imperatore e l’unica che aveva diritto di essere in armi sul territorio italiano. I pretoriani misero l’Impero all’asta, offrendolo al miglior compratore. Didio Giuliano discendeva da una ricchissima famiglia milanese, e aveva avuta una carriera folgorante. Comprò la corona e fu il nuovo imperatore. Ma questa gloria fu effimera come la ricchezza, che da un giorno all’altro può svanire. Altri pretendenti al trono alzarono la voce, portarono dalla loro le legioni sparse nell’Impero, e uno di questi, un abilissimo generale africano di servizio nei Balcani di nome Settimio Severo, vinse gli altri pretendenti e marciò su Roma. Il Senato, timoroso della spada di Severo, fece fuori Didio Giuliano, che terminò così la sua breve e singolare avventura imperiale. Ma Milano era destinata a restare nell’area cruciale dell’Impero Occidentale. Qui Costantino proclamerà l’editto che renderà uguali tutte le religioni. Qui Costanzo II, nel 355, convocò un concilio per condannare i trinitaristi in favore degli ariani: i primi avrebbero dato discendenza ai cattolici, poiché ritenevano che Dio fosse uno e trino; i secondi, di studi aristotelici, intendevano Dio, Cristo e Spirito Santo tre entità separate. La storia ci ha detto chi ha avuto ragione. Ancora un viaggiatore franco, alla fine del IV secolo, la descriverà come una delle città più belle dell’Impero. Forse ci sono queste storie nel marmo del generale romano. Guarda verso via Corsia dei Servi, dove un tempo vi erano le Terme Erculee, dove molte volte sarà andato a riposare il corpo, dopo il duro inverno in Germania o in Britannia. Forse lì avrà incontrato il “Scior Carera”, il senatore che si trova al civico 13 del Corso Vittorio Emanuele. Il nome deriva dalla prima parola della epigrafe in latino scritta ai suoi piedi: “Deve essere privo di ogni colpa chi è pronto a parlare contro un altro". Un ammonimento che, dal III secolo d.C., si palesa ai milanesi ogni giorno.